MT Book Club: Il Gattopardo (capp. 4-6)

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Vado veloce, perchè ho idea che faremo di nuovo le ore piccole, e non voglio rubarvi spazio, in nessun modo. Solo una nota tecnica, almeno finchè siamo agli inizi di un meccanismo da rodare, che comunque ha funzionato bene, almeno all'esordio: lasciate le vostre riflessioni nella sezione dei commenti, a questo post, e noi li scaricheremo in tempo reale, almeno finchè resistiamo. La funzione "rispondi", utilissimo regalo di Blogger, vi permette di replicare direttamente all'interessato, senza dover richiamare il suo nome in un nuovo commento. Al pari della volta scorsa, che trovate qui, sarà comunque possibile intervenire anche nel corso della settimana: cercheremo ugualmente di rispondere a tutti.



La parte centrale del libro ha una chiara funzione di raccordo fra i due grandi temi del romanzo. Il capitolo 4 suggella le riflessioni politiche e sociali che avevano costituito il nerbo della parte precedente, mentre il capitolo 6 introduce in modo manifesto il tema della morte che, fino a quel momento, aveva aleggiato nel languore di una natura che sfiorisce, nella svogliatezza di una vita percepita come inutile, simbolo della decadenza di una classe sociale e di un'epoca intera. Fra i due, la storia di Padre Perrone, una sorta di bucolico cammeo, incastonato fra due gemme di ben altro valore, che segna una pausa nell'evoluzione della trama e, metaforicamente, nell'evoluzione della Storia. Se tutto cambia, nelle città, nulla sembra essere cambiato nella campagna, teatro da sempre di quella società rurale e patriarcale, dove gli sgarbi si pagano con la stessa moneta, secondo rituali sempre uguali, impermeabili a qualsiasi mutamento, reale o fittizio che sia. E' un'altra faccia della Sicilia, diversa da quella della mondanità e dei salotti, ma non per questo meno vera.
 

La presenza del narratore, stavolta, è massiccia, evidente, in certi casi quasi fastidiosa. Tomasi di Lampedusa si fa qui narratore quasi onniscente, pronto ad intervenire con giudizi di merito e anticipazioni storiche che, nei primi tre capitoli, erano rimaste sullo sfondo- ma non per questo non colte dal lettore. Non ne è immune neppure la descrizione dell'amore fra Angelica e Tancredi, altro grande tema di questa parte centrale, filtrato dalla duplice lente dello sguardo del Gattopardo e di quello dell'autore: e se il primo è venato di nostalgia, di rimpianto, di orgoglio e di sensualità repressa, ed è incline a considerarlo come una passione pura e incontaminata, il secondo è lucido e figile fin quasi al cinismo: di Angelica non si dimenticano mai le maniere posticce e le origini rozze, di Tancredi si sbandiera l'ambizione. Insomma, "l'amor che a nullo amato amar perdona" non abita qui: eppure, ci emoziona ugualmente.

ancora due cose -e  poi smetto
La prima è per la gioia del nostro Mario- ed è un plauso spontaneo e dal cuore alla straordinaria capacità dell'autore di descrivere il cibo e i banchetti. Al timballo della scorsa volta rispondono ora i buffet della cena danzante, il trionfo dei dolci, la golosa voluttà delle pietanze disposte in bellavista sui tavoli. Leggere e finire per trovarsi rapiti in queste descrizioni è tutt'uno- ed è roba da grandi scrittori.
La seconda è questo quadro qui,

E' La Morte del Giusto di Greuze, che troneggia nella biblioteca di Palazzo Ponteleone e convoglia sulla morte i pensieri stanchi e stizzosi che avevano avvelenato l'animo del Gattopardo, in quella serata. La descrizione è ovviamente efficacissima, così come efficace è la scelta dell'immagine, per prepararci ai capitoli conclusivi.
E ora, tocca a voi
ale






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alessandra (raravis) 01/23/2012 17:02

in colpissima.
lettura nuova, almeno per me- che mi apre un sacco di prospettive. Tanto che non rispondo immediatamente, ma ci penso un po'. e poi, ti dico
Grazie, come sempre

Gambetto 01/23/2012 16:24

Le pagine dei capitoli argomentati in questa discussione sono il nerbo del romanzo, la prospettiva centrale dalla quale, non obbligatoriamente, si dovrebbe iniziare a rileggere lo stesso, il fulcro dove puntare il compasso per girare poi la 'vita' intorno.
Come accennavo la scorsa volta, ero certo che la (mia) lettura del Gattopardo di qualche decennio fa fosse sufficiente pe renderla agevole ora...ed invece mi areno sempre sulla stessa immutata considerazione di quanto mi sia sopravvalutato.
Non aggiungo nulla di polemico in merito a quanto ho scorso sopra, pur avendone di dardi avvelenati da scoccare preferisco restituire la mia immagine ebete nel subire l'immobilismo di Don Fabrizio nel suo punto di equilibrio perfetto, quello delle pagine nelle quali "fissa" la sua Sicilia (tutto il Regno delle Due Sicilie in verità...) in una foto storicamente mai sbiadita, ne allora ne oggi.
Don Fabrizio è quanto di peggio possa capitare di trovarsi di fronte, mi devo ripetere purtroppo, allora come oggi. Il Principe di Salina è Deus ex -machina di se stesso (delle proprie miserie e delle proprie ricchezze, compiacendo se stesso e gli altri) in modo consapevole e lucido, un perspicace interprete della realtà intorno, colui che sa leggere la quotidianetà anticipandola per assecondarla poi alle sue non-volontà.
E'carismatico ma si impone con il minimo sindacale della cultura di cui è pregno, affidando alle stelle i propri tratti intellettuali più fini, di certo più affidabili e grate di una ipotetica carriera politica.
Don Fabrizio mi ha sempre ricordato (nel mio vissuto) la figura di Andreotti (anche Craxi se pur in tono minore...). Avevo una pallida idea di questa associazione fatta quando ero più giovane ed oggi se non come in quei giorni trovo per alcuni tratti l'accostamento pericoloso ma non poco affascinante. Ritrovo nella sovrapposizione più di un tratto distintivo.
Il divismo estetico, il machiavellismo caustico condotto volutamente nella luce di un disincanto grande quanto l'ombra della sinistra fama che porta con se, la non-volontà ad esporsi ma solo quella di evocare, ponendosi sempre un passo distante dalla focale gestionale, quella per intenderci sotto gli occhi di tutti che poi non si rivela mai come la vera sede del potere. Lo scarto tra i due potrebbe rivelarsi nell'ironia tagliente (ed esplicita) virante al sarcastico ed appa battuta sagace dell'uomo politico di 'oggi' che nel primo si contiene nella analisi contraddittoria di ciò che legge negli altri, relegandola ad un ruolo minore in quanto mai espressa...(la foto del re borbonico, del figlio 'impedito',...), un limite evidente dell'autore.
Il mio un probabile azzardo che getto li...
Cosa non si fa per non essere 'sprucidi e realisti' con Don Fabrizio eh?! :P ahahahahhaha
PS
Per il tempo preso per lasciarti questo infimo commento domani non pubblico...si senta in colpa Raravis :)

caris 01/20/2012 16:19

Altra frase che trovo bellissima: "bisogna che tutto cambi perchè tutto rimanga com'è" e Lampedusa è bravissimo nel portare il lettore alla comprensione di questa frase secondo la visione di Salina. Forse Tancredi la intendeva in modo diverso e all'inizio del libro si è talmente affascinata dalla figura di questo giovane che si vede la frase secondo i suoi occhi. Ma il "propietario" del libro è il principe e mi piace vederne il suo punto di vista.

caris 01/20/2012 16:16

Tant'è vero che propone proprio Sedara come uomo da far diventare "politico" di professione. Sguardo lungimirante..sa che lui potrebbe far poco e comunque potrebbe far poco nel nuovo paese che sta nascendo. Le persone come Sedara sono quelle che portaranno vitalità e forza alla vita politica del paese (nel bene e nel male, con tutte le conseguenze del caso)

caris 01/20/2012 16:11

Ma è fatastico!! Non sapevo esistesse una cosa del genere..ora cerco dalle parti di Roma (però non dovevo vederle certe cose....ora è un guaio)..per puro caso, in queste associazioni si occupano anche dello stile di vita dell'800 (leggasi cucina:D)?

caris 01/20/2012 16:05

Grazie a Voi che date vita a queste iniziative così belle...
No, purtroppo Camilleri mi manca in toto e mi spiace. All'inizio pensavo che fosse un fenomeno televisivo e non mi interessava molto invece tanti me ne hanno parlato benissimo! Dovrò recuperare prima o poi.!

MarinaM 01/20/2012 10:28

:-) certo che li tengo (lo tengo, ne ho uno solo più una gonna senza corpetto che aspetta di avere il suo corpetto) nell'armadio. trattasi di una gonna lunga un po' voluminosa e di un corpetto staccato, il volume viene dato dal sottogonna a cerchi che si piega e sta in un sacchetto. piuttosto la mia amica Paola, presidente del circolo di Ancona, di abiti ne ha una decina e lei si è in crisi... ad ogni modo ti assicuro che la mazurka è 'na fatigata tremenda. io la salto sempre e lascio il mio cavaliere - mio marito - ad un'altra dama. il valezer invece che meraviglia.

alessandra (raravis) 01/20/2012 07:25

Parli con una che ama il popolo siciliano oltre l'inimmaginabile e che, da qualche anno, si sta occupando (per puro diletto, sia chiaro) dell'altra facca dell'Unità: che è appunto quella di chi ha dovuto sottomettersi ad un progetto politico calato troppo dall'alto, e probabilmente poco chiaro anche agli stessi Statisti che allora lo sostenevano con forza.
Non so se con questa frase Tomasi volesse riferirsi alla Mafia. E' una questione talmente complessa e intricata che è difficile ipotizzare che un uomo che così bene interpreta la situazione politica e sociale degli anni dell'Unità potesse affrontarla, anche solo con un cenno. Non lo escludo, ovviamente, ma lo trovo difficile. Ora devo scappare, ma ti ringrazio per aver sollevato un argomento così importante su cui pero ci saranno altri contributi. Rapidissimamente: se dai un'occhiata all'indice delle "rece" c'è un bellissimo libro sulla storia della mafia siciliana, scritto da un professore inglese, che ai tempi avevo trovato davvero completo ed interessante.. Ci risentiamo lunedì, ciao e grazie ancora

alessandra (raravis) 01/20/2012 06:33

Ma grande Marina, grazie!!!!! a me aveva perplesso il punto in cui dice di temere di non riuscire più ad alzarsi..."e che è, ho pensato, un rock&roll?"... certo che deve essere una figata unica... ma gli abiti, dove li tenete? non mi dire negli armadi di casa, perchè è la volta che quasi quasi prendo un treno e vengo/ vengo da te...

MarinaM 01/19/2012 23:55

è tardi anche stasera. arrivo con un commento che deriva in parte da una esperienza personale. ho sempre adorato questo romanzo e fra tutte le pagine quella del ballo mi ha affascinata per tanti motivi, non ultima la trasposizione che ne ha fatto Visconti. e avrei tanto voluto essere lì. bene ci sono riuscita, da due anni e mezzo vado a lezione di danze ottocentesche, valzer, mazurka, contraddanze, quadriglie, e quando balliamo nelle nostre feste abbiamo anche gli abiti dell'800. un sogno diventato realtà e ballando sul serio ho capito un passo del romanzo che prima mi era oscuro. avete presente quando Angelica chiede al principe di ballare con lei la mazurka e lui si rifiuta perché dice di non avere più l'età e il "fiato". bene è verissimo, la mazurka ottocentesca è non difficile come figure, ma faticosissima. se volete avere un'idea guardate qua http://www.societadidanzancona.it/eventi/fortino/original/Sample-0038.html e anche qua
http://www.societadidanzancona.it/eventi/fortino/original/Sample-0126.html

purtroppo quest'anno ho danzato meno, ma la voglia resta
...

paola 01/19/2012 23:15

oggi è stata una giornata pesante e quindi a malincuore lascio questo forum che anche stavolta è stato ricco di contenuti e di opinioni. Continuerò a seguirlo durante la settimana. Buonanotte

paola 01/19/2012 23:09

"il sonno è ciò che i siciliani vogliono ed essi odieranno sempre chi li vuol svegliare sia pure per portar loro i più bei regali: frase bellissima quanto mai attuale Falcone e borsellino non ci dicono nulla a tal proposito?

paola 01/19/2012 22:53

"quelli furono i giorni migliori della vita di Tancredie di quella di Angelica vite che poi dovevano essere tanto variegate è la metafora della storia secondo me di quel periodo

alessandra (raravis) 01/19/2012 22:34

Questo è, secondo me, uno dei punti che meriterebbero di essere approfonditi: questa prima commistione di ceti sociali, che ha in Tancredi ed Angelica la manifestazione più appariscente ed affascinante: i due giovani si uniscono naturalmente, con lo slancio della passione e della giovineza: il principe,invece, è circospetto: "annusa" Sedara, gli si avvicina con diffidenza e anche quando gli affida parte dei sui affari, oltre all'ingresso nella società nobiliare, il suo disprezzo di fondo resta.... ti ricordi, l'ansia per il frack? e quella frase micidiale, per cui gli uomini come Sedàara si raffinano, sicchè nel giro di tre generazioni si trasformano da efficienti cafoni in gentiluomini indifesi?..io lo trovo grandioso...

alessandra (raravis) 01/19/2012 22:30

però, l'unica che sappia tener testa a Tancredi, dopo il Principe, si rivela proprio Concetta: te la ricordi, la battutaccia che gli fa, il giorno dopo l'incontro con Angelica? E di nuovo, (stasera son ripetitiva): aspetta la fine... :-)

Loredana 01/19/2012 22:23

E poi c'è Sedàra visto prima con fastidio per la sua mancanza di raffinatezza, di eleganza, ma poi riscattato e apprezzato pur con le sue guance mal rasate, l'accento plebeo, gli abiti bislacchi e il persistente olezzo di sudore.
Alla fine il principe "fu libero di avvedersi della rara intelligenza dell'uomo".
Così come don Calogero inizia a capire i meccanismi del fascino di quelli come Tancredi, buona parte del fascino scaturiva dalle buone maniere.

Loredana 01/19/2012 22:09

Altra figura in secondo piano dopo la comparsa di Angelica è Concetta, con il suo amore timido prima, deluso poi e indifferente verso chi ha interesse per lei (Cavriaghi)che anche Angelica ritiene "in cuor suo"che "mancava veramente di pepe; dopo essere stata innamorata di Tancredisposare lui sarebbe stato come bere dell'acqua dopo aver gustato questo Marsala che le stava davanti".

TataNora 01/19/2012 22:06

E' vero e nemmeno al Gattopardo piace tanto la figura dell'Eroe .... inteso sia come *Eroe romantico* (in questo caso Garibaldi) e nemmeno la figura dell'Eroe *sul campo* (il Colonnello) da lui tanto disprezzato anche se ne riconosce un barlume di intelligenza.

alessandra (raravis) 01/19/2012 22:00

Vero, Nora, hai ragionissima...d'altronde, anche i suoi pari grado lo definivano un tipo strano, no?, perchè amava lo studio e l'astrazione... in questo, c'è tutta la grandezza di unpersonaggio che non sa e non vuole adattarsi a nessuno schema... e ne soffre, ovviamente: altrimenti, sarebbe un eroe. Ma dicevamo oggi che a nooi non piacciono...

alessandra (raravis) 01/19/2012 21:58

Tranquilla: ci prendiamo una settimana, ogni volta: chi ce la fa,commenta stasera, chi arranca un po', commenta quando è pronto. Potenza del virtuale :-)

alessandra (raravis) 01/19/2012 21:57

ciao, caris, benvenuta!
Hai centrato uno dei punti più significativi del romanzo- e non è un caso che Il Gattopardo sia amatissimo in primis proprio dai Siciliani.E questo nonostante l'autore li ritragga in modo talvolta impietoso. Insieme, c'è la vergogna di un 'unità d'Italia decisa prima di "fare gli Italiani"... non so se hai letto La mossa del Cavallo, di Camilleri: è un romanzo storico ambientato all'indomani dell'Unità, che ha come protagonista un genovese che va a fare il funzionario del neonato Regno d'Italia proprio in Sicilia. Camilleri ha una penna diversa, ppiù smaliziata e ruffiana, di Tomasi di Lampedusa, ma la storia ricorda molto da vicino queste tematiche de Il Gattopardo.

TataNora 01/19/2012 21:53

... depressione della Sicilia intesa come periodo storico.

alessandra (raravis) 01/19/2012 21:53

Pensa che nel carteggio che è incluso nella prefazione all'ultima edizione, Tomasi lascia espressamente detto di fare attenzione a Bendicò, il vero personaggio chiave del libro. Ti sarà tutto più chiaro nel finale, ma in ogni caso ottima intuizione!- perchè sei proprio sulla stessa linea dell'autore!

TataNora 01/19/2012 21:47

E' anche emblematica la descrizione dei sentimenti del Gattopardo: infastidito da tutto ciò che gli gira attorno, sia esso gioventù (le ragazze-bertucce) e i *vecchi amici* che puzzano di stantio. Il netto sentore di non esser parte più della vecchia nobiltà ma di esser già troppo vecchio per fare parte del nuovo. Indicativo è il discorso che fa a Chevalley per fargli comprendere (e non certo per scusare) il suo rifiuto a essere nominato Senatore del nuovo *regime*. Anche nella scelta del cibo alla festa manifesta un'insoddisfazione estrema, facendosi conquistare dalla facile mollezza e dolcezza delle paste. Quasi a voler cercare un rimedio alla depressione sua e della Sicilia.

Chiara Picoco 01/19/2012 21:44

Sono in ritardo e farò ammenda, anche e soprattutto perchè non ho fatto tutti i compiti, ma sono arrivata solo al 4°capitolo ma in sto periodo ho così poco tempo per leggere....

caris 01/19/2012 21:39

Una parte che mi ha sempre affascinato immensamente è la descrizione che fa Il Principe dei Siciliani. I siciliani non cambieranno mai perchè si credono perfetti (o meglio ancora degli Dei, come dirà ai due inglesi). Fa una descrizione della sua terra che ho sempre trovato attuale e giusta pur non conoscendo bene la SIcilia. Anche qui, quelle frasi dette dal principe ad uno che viene dal nord e che non può capire perchè le leggi dei Savoia non andranno bene in SIcilia, colpiscono al cuore: ho sempre pensato "ecco..io non sarò mai siciliana perchè istintivamente non mi sentirò mai perfetta ma come vorrei conoscere a fondo quella terra". E c'è sempre la dicotomia fra orgoglio e decadenza, nobiltà e rozzezza, che aleggia per tutto il libro.

Loredana 01/19/2012 21:18

Eccomi a rompere il ghiaccio...continuo ad essere affascinata dallo stile dell'autore, mi piace molto la capacità di descrivere minuziosamente ambienti, abiti, situazioni e sentimenti senza essere mai noioso o banale.
Uno dei personaggi non protagonista che mi ha affascinato è Bendicò, il cane, descritto con una personalità così precisa che non è marginale nè irrilevante.
"Bendicò pure ritrovava il caro compagnp di giochi (Tancredi), colui che come nessun altro sapeva soffiargli dentro il muso attraverso il pugno chiuso, ma, caninamente, dimostrava la propria estasi galoppando frenetico attorno alla sala e non curandosi dell'amato".