Caramel brownies per il the Recipetionist- e basta compiti a casa???

double caramel brownies


E' l'ultimo tema di discussione, sulla stampa che conta nel salone del mio parrucchiere: pare che si sia formata una cordata di genitori ben decisi a sopprimere i compiti a casa, perchè troppo stressanti per i loro bambini e, di conseguenza, fonte di destabilizzazione dell'armonia familiare. Neanche a dirlo, il movimento ha già trovato spazio sui giornali nazionali ed è vieppiù alimentato da illuminanti contributi di madri di varie categorie, da quelle "lavoratrici" a quelle "moderne", passando per le inevitabili "mamme amiche", per la cui soppressione definitiva mi candido ufficialmente, ora et semper, amen. 


Superfluo aggiungere che mentre leggevo queste argomentazioni, il mio neurone era incanalato su un unico binario, quello che porta alla stazione dei "perfetti bamboccioni". Il servizio di leva no, perchè poverini; il lavoro d'estate no, perchè sono stanchi e devono riposarsi; i "lavori umili" no, perché mio figlio merita di meglio; e le lauree brevi prese nel doppio del tempo delle lauree normali, il mercato nero delle tesi, la scuola del'obbligo che significa "obbligo di promozione", la passerella di qua, il cuscinetto di là- e ora togliamogli anche i compiti a casa, fonte di stress. "Di questo passo, borbottavo, finirà che chiederanno di non insegnare nemmeno a leggere e a scrivere che intanto ci penserà il prossimo I-phone, a supplire al fastidio, con un semplice clic.

Ma poi, passati i cinque minuti, mi è venuta in mente una cosa: e cioè, che mentre mia madre non aveva neanche idea di che cosa dovessimo fare a casa, io e mia sorella, entrambe le sue figlie si son sempre dovute accollare gran parte del lavoro domestico dei suoi nipoti. Questo, a casa mia, è un dato di fatto. Per inciso, tanto lavorava nostra madre quanto lavoriamo noi: e tanto nostra madre riversava tutto il suo tempo libero sulle cure della famiglia, tanto lo facciamo sia io che mia sorella. E allora, cos'è cambiato, nel frattempo?

La risposta è tanto facile, quanto desolante: è cambiata la scuola. E, di conseguenza, sono cambiati i compiti ed è cambiata la qualità del tempo da dedicarvi. 
Tanto per dirne una, ai miei tempi si andava a scuola solo di mattina- e tutte le mattine, sabato compreso. Ci si andava dalle otto a mezzogiorno, dopodichè c'era chi andava a casa e c'era chi faceva il doposcuola, a seconda delle scelte dei genitori. 

Adesso, tutti, indistintamente, devono fare i moduli, obbligando bambini ad orari impiegatizi. Per giunta, in strutture che non sono adatte a supportare un "tempo scuola" così lungo: se vogliamo imitare il modello del college statunitense o anglosassone, dobbiamo anche fornire contenitori e contenuti analoghi: vale a dire spazi attrezzati per un'attività molteplice e, soprattutto, spazi aperti, giardini, palestre, campetti dove fare anche giocare i nostri figli (che, a questa età, sono piccoli ed hanno i diritti/doveri dei bambini piccoli)- e non lasciarli otto ore sequadrati in un banco, con un'ora di ricreazione che somiglia di più all'ora d'aria, visti gli scenari di cemento in cui si svolge.
Mi sono battuta per anni per mandare mia figlia a scuola, il sabato mattina: alle elementari, ho perso su tutti i fronti, ivi compresa la beffa finale di una scuola privata, scelta a metà del ciclo per questo motivo che poi, in quinta, si è adattata alle esigenze dei genitori, "perchè sennò non formiamo le classi". Alle medie ed al liceo, invece, si resiste: c'è una gestione più umana del libretto delle assenze, quando lei è stanca si ferma a casa, a fronte di un intero pomeriggio davanti per organizzare tutte le sue cose. Ora è grande e non so neanche più quali siano :-); ma finchè ho potuto seguirla passo passo, le ore pomeridiane erano il tempo del riposo, del gioco, dello sport- e anche dei compiti. 
Cosa che non succedeva alle elementari, quando rientrava stanca morta da sette ore di scuola e quella manciata di tempo che rimaneva era insufficiente a far tutto- e a farlo bene. Anche lo sport diventava uno stress, il gioco veniva accantonato per la stanchezza e i compiti venivano aborriti, senza se e senza ma. sebbene questo valesse tanto per mia figlia quanto per tutti i suoi compagni, di proporre un orario diverso, non si parlava nemmeno: "noi lavoriamo e non sappiamo dove lasciarli" era la risposta più ricorrente e quella più ascoltata, a conferma di come ormai la scuola sia percepita come un parcheggio, da parte delle famiglie e sia proposta come tale, da parte delle istituzioni. 
Per inciso, nelle due scuole elementari che ha frequentato Carola, sia la pubblica che la privata, le madri che lavoravano si contavano sulle dita di una sola mano. Le altre, stazionavano davanti al portone della scuola a organizzare pizzate e regali alla maestra e a lanciar sguardi di commiserazione  a te che non potevi far parte del loro gruppetto perchè dovevi correre in ufficio. E magari erano lì anche da prima che arrivassi tu,  perchè i loro figli sfruttavano anche il servizio della "pre-scuola", con l'ingresso mezz'ora prima. 
Ma guai a proporre come argomento di conversazione orari più a misura di bambino: dovevano andare alla lezione di acqua-gym, avevano l'aperitivo con le amiche e "poi, scusa, il mio va così volentieri, a scuola, si trova così bene con le nostre care maestre... magari è la tua, che ha dei problemi..."

Dato che odio perdere tempo, ho sempre riservato le mie argomentazioni a presidi e direttori didattici, convinta che avrei trovato un terreno più fertile che il cloro delle piscine dell'acqua gym. Neanche a dirlo, mi sbagliavo su tutta la linea. Qui, le repliche non riguardavano il tempo che mancava ai genitori, ma il numero di classi da mantenere, perchè i finanziamenti, sia pubblici che privati, partono anzitutto da qui. Ergo, se non vengo incontro alle esigenze dell'utenza, perdo denaro e posti di lavoro. Per cui, capisco le sue argomentazioni, le approvo anche- ma o si fa così o si chiude e quindi chiuda quella bocca e non ci metta i bastoni fra le ruote. 
Ora, però, ci lamentiamo perchè i compiti sono fonte di stress. E non mi stupirei se, per l'ennesima volta, la scuola si calasse metaforicamente le braghe, assecondando anche questa richiesta che altro non è se non la conseguenza logica di scelte scellerate, che hanno sacrificato la natura stessa dell'istituzione scolastica alle esigenze pratiche delle famiglie. Peccato che, in mezzo, ci siano i  nostri bambini, che avrebbero avuto diritto ad un tempo per imparare, un tempo per studiare, un tempo per elaborare un proprio metodo di studio- e che, alla fine, si vedono privati anche di questa opportunità, in nome di un concetto che appartiene al mondo degli adulti, come lo stress. D'altronde, abbiamo imposto loro orari da adulti, ritmi di vita da adulti, carichi di impegni da adulti: cos'altro ci saremmo potuti aspettare?

Io me la ricordo ancora, la gioa dell'imparare. La soddisfazione nel riuscire a fare le addizioni da sola, nel prendere un bel voto, nel veder soddisfatte curiosità da bambina, con risposte a misura di bambina. La scuola mi ha dato, fra l'altro, l'amore per lo studio che è stato anche fonte di stress, negli anni, ma che ha resistito a tutto, forte delle solide radici su cui poggava e da cui ha tratto alimento. Studium, in latino, vuol dire passione. E la scholè greca era il tempo libero, quello migliore. Senza patemi, senza ansie, senza stress. Guardo troppo al passato? Di sicuro. Ma il futuro mi sa che sia già scritto: e stando a quel che vedo, non mi piace per niente...

BROWNIES AL DOPPIO CARAMELLO

double caramel brownies

Ricetta di ripiego, dopo aver buttato via 12 teglie di macarons, per celebrare la vittoria al The Recipetionist degli Assaggi di Viaggi. I primi si confermano la mia bestia nera, i secondi il mio confort food per eccellenza, perché hanno il merito di riuscire sempre, qualsiasi versione decida di provare. In più, a casa nostra, dire brownies e dire Annalu è praticamente tutt'uno, visto che furono proprio questi dolcetti l'inizio della conquista dell'amore incondizionato di mia figlia, nei  confronti degli Assaggi. L'ispirazione viene da qui, ma dopo che mi sono accorta che la ricotta che ero convintissima di avere nel frigo invece non c'era, ho fatto un sacco di modifiche in corso d'opera, tant'è che alla fine ho preparato un'altra ricetta. Ma è così buona, ma così buona, ma così buona che potrebbe quasi essere uscita dalla fantasia di Annalu e dalle sue mani d'oro

120 g di cioccolato fondente, al 50%
25 g di farina
250 g di zucchero
125 gi di burro
4 uova medie

Montare le uova con metà dello zucchero, fino ad avere un composto spumoso.
con l'altra metà, fare un caramello a cui aggiungere, alla fine, il burro tagliato a tocchetti, incorporandolo con un cucchiaio di legno, fuori dal fuoco.
Lasciare intiepidire il caramello e versarlo lentamente sulle uova, incorporandolo con una spatola.
Far sciogliere il cioccolato a bagnomaria e unirlo al composto. 
In ultimo, unire la farina setacciata.

Rivestire uno stampo rettangolare con carta da forno, anche lungo i bordi, per evitare che il caramllo in cottura si attacchi.
Far cuocere a 150 gradi, per 40 minuti.

Far raffreddare bene e tagliare a quadretti. Evitare di mangiarseli tutti in una volta- e pure da soli...
ciao
ale



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GG 10/24/2012 13:52

Come avevo previsto non sono stata in grado di resistere a questa ricetta e li ho provati...mamma mia, si sciolgono in bocca, sono davvero fenomenali! Ho appena pubblicato il post sul mio blog se ti va di dare un'occhiata!
Un bacione, GG

La Gaia Celiaca 05/26/2012 18:04

rispondo qui che lassù diventa un poema :-)
secondo me dipende tanto tantissimo dai maestri/e che si hanno. e tutto quanto passa in secondo piano.
ho due figli, e due mondi di fronte.
mia figlia, in quinta elementare, ne sa più di me quando avevo la sua età.
ha una maestra di italiano severissima e bravissima.
dalla seconda fa studiare loro una poesia ogni 15 giorni. ma che poesie! passando da "se questo è un uomo" (e non ti dico i pianti, ma pianti sani, che fanno crescere e diventare persone migliori) a "funeral blues" di auden, tanto per citare gli ultimi. e così le ho potuto riparlare di omosessualità, declinata in una poesia d'amore bellissima.
è così intelligente, la maestra sandra, che ben sapendo che in quinta elementare cominciano a lavorare gli ormoni, li fa lavorare pro domo suo: in questo periodo solo poesie d'amore ("tanto gentile e tanto onesta pare", una fra tutte) e in questo we ci esercitavamo a leggere il duetto di giulietta e romeo di shakespeare, che farà leggere a coppie di maschi/femmine, suscitando tutto un fremito nella classe che rende questa lettura appassionantissima.
20 pagine da studiare di storia (!!!), e le regioni, di cui sappiamo bene i capoluoghi di provincia e anche altro.
quest'estate dovevano leggere otto libri da 10-12 anni ciascuno, oltre agli altri compiti delle vacanze.
insomma, una maestra all'antica, si potrebbe dire, che li rende colti, appassionati e fa lavorare i loro cervelli quanto possono e quando devono.
la mestra di matematica è appassionata di musica, e ha fatto un progetto per cui alla fine della quinta sanno tutti leggere la musica, suonare benissimo il flauto e cantare a più voci canti gregoriani.
oltre ovviamente a fare le divisioni a due cifre, e conoscere l'area del cerchio meglio dei miei alunni di seconda superiore, che ancora la sbagliano con la lunghezza della circonferenza.

mio figlio invece tutto un altro mondo.
eppure la scuola è la stessa, l'orario è lo stesso, è tutto lo stesso.
cosa cambia?
le maestre.

purtroppo, o per fortuna, la scuola non può prescindere dal capitale umano che ne è il motore. che sia tempo pieno, moduli o 24 ore alla settimana.

sono gli insegnanti, che fanno la differenza, e su questo ci sarebbe molto da discutere.

la smetto che devo tirare fuori dal forno certi budini, che poi mi scuociono... ;-)

la povna 05/26/2012 11:35

Per il resto, io sono d'accordo con te: la scuola di oggi insegna molto meno di quella di un tempo, e le tanto esaltate elementari, viste con l'occhio di una prof. di italiano delle superiori, sono veramente un buco nero, di pretestuoso intellettualismo. In cui magari si fanno leggere poesie di Neruda che sono complesse da spiegare alle superiori ma non si insegnano a memoria le tabelline, le capitali, i monosillabi che non vogliono l'accento. La nostra maestra ci segnava errore anche le correzioni fatte da noi. Un incubo. E però ti assicuro che nessuno della nostra classe, esattamente come per voi, in prima media andava male in grammatica. Banalmente, dopo cinque anni con lei non era possibile. E a quel punto, invece di ripetere a pappagallo le cazzate che ti aveva insegnato su Neruda o Primo Levi invece di insegnarti l'analisi grammaticale, alle medie e alle superiori potevi usare la conoscenza degli alfabeti per iniziare a riflettere tu su quelle letture.
Le tanto vituperate medie, nella mia esperienza, sono meglio. Persone brave e non presuntuose (come invece alle elementari capita troppo spesso, perché è ovvio che se ti improvvisi ermeneuta di Neruda per bambini di 8 anni poi ti senti dio) che devono recuperare gap grammaticali mostruosi delle elementari e metterli in rampa di lancio per le superiori, tutto insieme. Con in più anche il primo esame serio della vita in terza.
Questo lungo pappone per dire che concordo in toto con te. E che un'altra via è possibile. Se si investisse prima di tutto in strutture (la mia scuola era ovviamente pronta dal punto di vista strutturale ad affrontare un'articolazione del genere), se si uniformassero i curricola (per esempio nella piccola città due plessi diversi della stessa elementare offrono, nel tempo pieno, cose diversissime: in una, zona chic, educazione musicale e sport; nell'altra, zona povera, doposcuola sgarrupato), e se ci fosse maggiore consapevolezza di cittadinanza su che cosa significa 'scuola'.

la povna 05/26/2012 11:34

Io sono andata - da studentessa - in una scuola particolare e pubblica, ma strana (fondata da Napoleone e organizzata secondo un modello francese). Tempo pieno fino alle 16.45, tutti i giorni tranne il mercoledì (francese, appunto), e niente sabato. Però in questo 16.45 era compreso tutto: alcuni rientri di materie (alle elementari la maestra per un'ora e mezzo due giorni a settimana al pomeriggio, alle medie alcune materie), un ampio spazio per la ricreazione nel parco (secolare, e con campetti vari per giocare, oppure banalmente alberi per camminare), lo spazio di doposcuola con una educatrice che per contratto non poteva aiutarci a fare i compiti se non per gli alunni disabili e per quel minimo di buon senso (del tipo: "signorina, non mi riesce!"; risposta: "ma hai riletto bene?"). E poi lo sport (all'interno della scuola potevamo scegliere tra judo, due tipi di ginnastica e pallavolo, a partire dalla 4 elementare perché prima le mani erano troppo piccole, ancora, per rischiare). Nel programma generale erano previste due ore di disegno, due di musica e tre di inglese.
I compiti a casa c'erano *sempre*, ma volendo non c'erano mai. Mi spiego: erano dati proporzionalmente al tempo di doposcuola che avevamo quel giorno, e si facevano fare tutti là, lasciando direttamente poi il quaderno nell'armadio. Venerdì compreso. Così non c'erano questioni di aiuti dei genitori e bambini aiutati più o meno a seconda della capacità culturale e sociale delle famiglie. Se non riuscivamo a finirli dovevamo chiedere il *permesso* (!) di portare il quaderno a casa, e l'educatrice lo segnalava alla maestra per il giorno dopo. Ovviamente, se questo permesso veniva chiesto troppe volte dalla stessa persona, la maestra interveniva per capire che cosa ci fosse che non andava.
Ho imparato a lavorare ovunque, anche nel rumore e nella collettività, grazie a questo. Ad astrarmi, a fare da sola, e a capire che il tempo libero per me era direttamente proporzionale a quanto senso del dovere avessi saputo applicare quando mi era richiesto.
Ecco, questa è la scuola pubblica che sogno. In Italia ce ne sono sei o sette, di quelle napoleoniche come la mia, ed è un peccato che siano così poche e che noi non abbiamo saputo fare tesoro in autonomia della lezione.

valentina 05/25/2012 21:55

Grazie Alessandra! Capita anche a me! allora adesso la farò!!!

Alessandra Gennaro 05/25/2012 21:00

certo che no!!! i colpi li ho persi io, o meglio: ho perso 120 g di cioccolato. Ora ho corretto, è tutto a posto!
e scusami ancora
ale

Alessandra Gennaro 05/25/2012 20:59

ho preso contatti. Vediamo adesso cosa si può fare.

Alessandra Gennaro 05/25/2012 20:58

(proseguo, ma lo sai quanto mi piace il confronto con te)
Per quanto riguarda i compiti, ci sono sempre stati: magari non tutti i giorni, ma quasi sempre sì. sia nella scuola pubblica che in quella privata. Nella pubblica, poi, ci sarebbe stato da rotolarsi dal ridere: in terza elementare, i abbiamo studiato le isobate, le isoipse e le isobare. e la riduzione in scala delle cartine, ben prima di studiare il sistema metrico. Secondo te, ha studiato da sola o ha dovuto studiare con sua madre? :-) e se oggi le chiedi cosa ricorda,di quei compiti, ti risponde "le isobare, le isoipse, le isobate", con un'espressione di orrore sul volto. Ma se le chiedi cosa sono, non lo sa. e ogni volta penso che, forse, sarebbe stato meglio farle studiare a memoria "milano bergamo brescia". quanto meno, avrebbe potuto farlo da sola..

quando ho preparato il concorso, studiavo con un professore italiano, che lavorava a Cambridge. Lui mi ripeteva sempre, con grande desolazione, che di lì a pochi anni ci saremmo uniformati al modello statunitense, finendo per pagar cara l'istruzione. La scuola pubblica avrebbe sfornato ignoranti, mentre le scuole private avrebbero fatto pagare a peso d'oro una formazione degna di questo nome. non so se siamo arrivati a questi punti: la mia esperienza di madre mi dice di nì (di no per il liceo, di sì per il conservatorio). Ma se mai avessimo imboccato questa strada, vorrei che si facesse subito una brusca virata all'indietro: magari rinunciando a fare tutto- e ritornando alla primaria funzione, che è quella di formare,cominciando dai libri e dalla socialità del gruppo classe e dalla conquista dell'autonomia personale legata anche ad un lavoro fatto da soli. Lasciamo perdere i corsi di vela a 10 euro o la scuola che fa da parcheggio o, peggio ancora, da famiglia. E' già un compito gravoso quello che le spetta per natura al mondo della scuola, in tutte le sue componenti: senza contare il vuoto che andrebbe a colmare, vista l'assenza di tante famiglie sul fronte dei valori civici ed etici. i corsi di vela son pieni di iscritti, alla manifestazione contro il terrorismo, qui a Genova, non c'era quasi nessuno studente...

Alessandra Gennaro 05/25/2012 20:57

Parto con una domanda, Gaia: davvero noi sapevamo meno di loro? secondo me, no. Ci metto un "secondo me" bello chiaro, perchè si tratta di un'opinione personale e pure parziale, specialmente per quanto riguarda il mio apprendimento alla scuola elementare. Però, chiedimi le province della lombardia :-) e le so tutte; chiedi a mia figlia e alle sue amiche dov'è la Lombardia- e preparati a farti delle risate, almeno tu che non sei la loro madre.
Probabilmente, sono stata sempre una privilegiata. Ho fatto le elementari in un paese dimenticato da tutti, ma la mia maestra aveva fatto il liceo classico: in 4a elementare abbiamo studiato Spoon River, invece che il Padre Nostro recitavamo il Salmo di David n 14 (me lo ricordo ancora), gli altri cantavano canzonette, noi il Va Pensiero- e ci piaceva da matti, studiare queste cose "strane" e sentirci diversi. Facevamo le gare di tabelline, le cartine mute, l'analisi grammaticale in terza, quella logica in quarta, e la mia laurea in lettere classiche è debitrice alla mia maestra delle elementari.

Ma la cosa più bella, che ho scoperto negli anni a venire, è che queste opportunità erano per tutti: tu immaginati la realtà di un paese, nei primi anni Settanta. Mia madre era l'unica che avesse studiato, scriveva lettere d'amore e compilava 740 per tutti gli altri. C'era un'ignoranza stratificata, abituale, tipica di un'epoca in cui oltre la quinta elementare ci andavano in pochi- e la maggior parte si indirizzava all'avviamento professionale. Ma i figli di questi genitori sentivano i versi di Lee Masters, leggevano la Bibbia, imparavano l'Addio monti a memoria e conoscevano Verdi e Puccini e Beethoven. Tutti, nessuno escluso. E tutti, ovviamente, dovevano impararli. non esisteva non studiare o non fare i compiti o eludere il controllo dell'insegnante. il primo diritto/dovere che ho imparato, l'ho appreso proprio dalla mia maestra- e gliene sono grata ancora adesso.

Mia figlia ha studiato in un altro ambiente e in un'altra epoca. I genitori dei suoi compagni erano tutti laureati, con professioni importanti, in un mondo dove il diploma di scuola superiore sta perdendo significato e valore. Ma la scuola di Carola non le ha dato la metà di quello che ha dato a me. E' stata a scuola tanto, ma si è annoiata a morte. C'erano insegnanti che facevano gli psicologi, altri che facevano le guide turistiche, altri ancora che facevano gli sportivi a oltranza. E tutti, chi più chi meno, si son fatti prendere in giro, con compiti mai eseguiti, domande sempre dribblati, voti sempre tarati sul livello medio e non sulle capacità personali del singolo.

Alessandra Gennaro 05/25/2012 19:15

stra quoto. dalla prima all'ultima riga.

Alessandra Gennaro 05/25/2012 19:14

ma brava! sono contenta, per te e per i tuoi bambini!

valentina 05/25/2012 18:00

Ciao Alessandra...la tua ricetta è mega la punto che ho fatto una foto al pc così non rischio di perderla...una cosa: negli ingredienti c'è il cioccolato ma poi nella ricetta non lo scrivi...sono io che ho perso i colpi?
grazie e ciao
valentina

emmetì 05/25/2012 09:12

anch'io, recidiva : con la scusa della vendemmia ( il mio papà dirigente giocava a fare il contadino con quel poco di terreno che era rimasto dagli sperperi del suo gaudente genitore...) e datosi che ero "bravisssssima" (santa Maestra che stravedeva per me!!!) a casa mia il ciclo scolastico iniziava veramentre verso il 15/20 ottobre (previa toccata e fuga il 1 giorno di scuola, giusto per salutare maestra e compagne). Compiti per le vacanze???? Ricordo ancora il viso contrito ( e l occhio furbetto) di mia mamma che - puntualmente, alla metà di ottobre - gemeva contrita un innocente (???) "Oh, signora, la prego di giustificare mia figlia : nella fretta di chiudere la casa, abbiamo dimenticato i compiti in Piemonte..."

emmetì 05/25/2012 09:03

NON POTENDO INVIARE MAILS dall ufficio, abuso un momento di questo spazio, scusami. Perché non ti fai amplificatore, nel blog, della notizia circa la possibilità di acquistare parmigiano "terremotato" (in pezzi da 500gr/1 kg ) offerti da un'azienda agricola romagnola? Ci si puo' consorziare e - per partite di una certa entità ( da concordare con il titolare) è prevista la consegna a domicilio. Optional, andare a Modena a prendersele... Io ci sto : per una crosta di formaggio farei un attentato alla dieta. scusa se ho invaso il territorio, ma sono certa che sarò ascoltata. baci

Serena | SereInCucina 05/25/2012 08:50

grazie ale... è difficilissimo per me prendere questa decisione, non perchè non lo voglia (come molte mie amiche pensano, e qui mi domando se sono amiche e perchè non mi domandano e non parlano con me invece di fare solo battute) ma proprio per tutte le mie paure... grazie per la tua esperienza, positiva e la prima che "ascolto" e che mi dà serenità invece di ansia... :)

Alessandra Gennaro 05/25/2012 07:52

TORNO DOPO, CHE MI ASPETTA L'UFFICIO1!!!

Alessandra Gennaro 05/25/2012 07:51

Intervento densissimo, rispondo per punti
1. il liceo è già un po' diverso. Mia figlia va a scuola anche il sabato, ma potrebbe benissimo fare un orario più lungo. E' grande, ormai e le sue esigenze sono compatibili anche con un tempo scuola differente. Il mio disappunto è sulle elemementari e sulle medie.

2. Eli, e quando è venuta l'alluvione a Genova? Con le scuole aperte, perchè "bisognava mandarli lì e non andare a prenderli?". Delle sei vittime che abbiamo pianto, 5 erano legate a questta scellerata ordinanza del sindaco, per giunta ex preside: ma se le istituzioni per prime ti rimandano questo concetto, della scuola come parcheggio, hai voglia tu, singola insegnante, a trasmettere il contrario :-((

3. altra nota dolente; io ci ho provato, ad essere come tua mamma. e come tante altre mamme che leggo qui. "non vuoi studiare? benissimo, vai a scuola senza compiti- e quando torni con un due ti pigli un castigo che inizia e non finisce". Quanti 2 ha preso, mia figlia? nessuno. e sapeva da 2, ma anche da meno. Ma non prendeva nemmeno 5 o 6: sempre voti altissimi, che sapesse o no. Magari non erano 10, ma sotto ll'8 non c'è mai andata. E ti assicuro che per quanto intelligente possa essere, se non fai i compiti o non apri un libro non impari, quanto meno non da giustificare questi voti, non in certe materie. Eppure, è andata così. E per me è stato un mezzo inferno. E mi ricordo che dicevo sempre a mia madre che lei aveva trovato una grande alleata nella scuola, io no. Meno male che è arrivato il liceo :-)

Alessandra Gennaro 05/25/2012 07:43

Ediiiiiiiiiiiiiiiith!!! come stai??? che piacere, sentire nuovamente il tuo ruggito!!!

Alessandra Gennaro 05/25/2012 07:42

Ma grazie a te per questo tuo intervento: non sai quanto.

Alessandra Gennaro 05/25/2012 07:41

1. doppie grazie a te, che così ora posso smettere di trattenere il fiato e tenere le dita incrociate! sono contenta che ti sia riuscita e che abbia avuto successo- e ti perdono :-) anche la versione senza aglio!!!

2. Ayn Rand :-)))))))) un'abuffata etica, mettiamola così!!!

3. bravissima: hai messo il dito nella piaga. Studiare è comunque un privilegio e il fatto che oggi l'istruzione sia obbligatoria resta una grande conquista, per la quale dobbiamo ringraziare i nostri nonni e i nostri genitori. ai tempi di mio padre, studiavano solo i ricchi. E i pochi poveri che riuscivano a proseguire gli studi lo facevano con un impegno esemplare, proprio perchè molto più motivati, rispetto agli altri. Ma il problema è sempre lo stesso: cosa trasmettono i genitori che pensano alla scuola come ad un parcheggio, di tutto questo? Sono doppiamente scellerati: come genitori, perchè come dicevamo più sopra, non educano i loro figli alla responsabilità e all'autonomia; e come cittadini, perchè svuotano del suo vero contenuto una delle istituzioni più importanti che abbiamo...
Buon Memorial Day!
Ale

Alessandra Gennaro 05/25/2012 07:34

La sezione dei commenti di MT è spesso e volentieri un confronto di opinioni. io dico la mia, lassù in cima- e voi dite la vostra. E anch'io cambio idea o rifletto su altre posizioni che magari non conoscevo o che non avevo tenuto in debito conto, prima. Fossero solo ricette, mi sarei già annoiata da un po'. Invece, in questo modo , è uno stimolo sempre nuovo, che mi interessa e mi diverte.
Hai centrato il punto: educare i figli all'autonomia personale, in modo graduale. Un brutto voto alle elementari, perchè nn hai fatto i compiti, ha un impatto meno dirompente di un licenziamento sul lavoro, perchè sei inaffidabile. anche perchè probabilmente se i genitori ti permettono di sbagliare quando ancora sei in tempo :-), si cresce con la consapevolezza che a certe azioni corrispondono certe reazioni. Che è il primo passo per fare delle scelte libere e responsabili.
Ma faglielo capire, a 'sta manica di genitori ...:-)

Alessandra Gennaro 05/25/2012 07:28

:-D :-D :-D
vado a correggere!!! grazie!!!

Alessandra Gennaro 05/25/2012 07:28

io prenderei un bazooka. Si fa prima :-)
Idem: bicicletta, mare, corse nei prati, nascondino, guardie e ladri e tutti i giochi di movimento che ti possano venire in mente, li ho fatti. all'attivo, avevo molte più ore di sport dei figli della "piscina-calcio-scuola d'inglese "(ah, per inciso, io avevo anche quella, perchè mia mamma con me ha parlato in inglese fino a quando non ho iniziato a risponderle in italiano :-)) ma era un divertimento anche quello)
Però, son venuta su così :-)))

Alessandra Gennaro 05/25/2012 07:25

Anch'io ho imparato un sacco di cose, in quella tanto vituperata scuola all'antica. Mia mamma lavorava tutto il giorno, ma noi abitavamo in un paese: c'era mia nonna, anzitutto, ma un'occhiata ce la davano tutti. Ma c'era il dopo scuola, per chi non aveva nonni o altri aiuti. Lì era il tempo per fare i compiti, per cui quando uscivi potevi solo giocare. bei tempi,mi sa...

Alessandra Gennaro 05/25/2012 07:21

dovrei metterti in contatto con mmia sorella, insegnante elementare in una scuola privata. Ha un'anedottica che inizia e non finisce e il peggio è che non inventa nulla...
CORRO a leggermi la ricetta di Glacier, che mi manca...grazie!

Alessandra Gennaro 05/25/2012 07:20

Goditi questi momenti. Ma il più possibile, guarda. Quando lo dicevano a me, pensavo che fossero i soliti consigli dello stracavolo: invece, hanno un fondo di verità, non sai quanto grosso!

Alessandra Gennaro 05/25/2012 07:19

Sono una gran porcata, questi brownies... e mi sa che ci lavoro un po' su, perchè si possono migliorare: il caramello può essere versato più lentamente, per dire ;-)

Alessandra Gennaro 05/25/2012 07:18

la correggo ora, perchè mi son dimenticata di aggiungere il cioccolato!

Alessandra Gennaro 05/25/2012 07:17

mi consola, questo voilà :-)

Alessandra Gennaro 05/25/2012 07:17

Sull'abolizione delle vacanze sfondi non una ma centomila porte aperte. Però non sono obbligatori: per dire, io non li ho mai dati, ma neppure durante le vacanze di Natale o di Pasqua. E nessuno mi ha mai detto alcunchè. E da madre, è l'unico caso in cui incentivo copiature collettive e grandi manovre teelfoniche a ridosso dell'inizio della scuola: le ho fatte io, le fa mia figlia... quando si dice la tradizione di famiglia! :-)