Spaghetti piccanti e veloci- e posso dire che mi dispiace?

spaghetti al sugo di olive, acciughe, capperi

Non sono mai stata una tipa patriottica.
Nè, d'altro canto, avrei potuto facilmente diventarlo, oggetto com'ero dell'educazione centrifuga di mia madre e di quella tutta centripeta di mia nonna, che hanno fatto di me una "genovese del mondo", ancor prima che un'Italiana vera. Anche da più grande, quando lo spazio di una valigia era ciò che dava senso ai miei bisogni, ho sempre faticato a sentirmi italiana: erano gli anni degli stereotipi, dei luoghi comuni e dei pregiudizi e tutto sommato dirsi "di Genova" aveva il merito di far tacere gli interlocutori, almeno i più ignoranti, che della mia città non conoscevano nè posizione geografica, nè storia.

Ciononostante, sapevo a memoria tutto il Risorgimento, sin da piccina. Merito della solita nonna, con cui ho studiato la storia da sempre e che per questo periodo aveva una particolare predilezione, grazie a Mazzini e Mameli, di cui - sia chiaro- sapevo a memoria pensieri & parole non perchè avessero contribuito a fondare la Patria, ma perchè nati a Genova. (apro e chiudo: per mia nonna, era Genovese pure Garibaldi. Esattamente come era Genovese qualsiasi personaggio storico degno di essere ricordato: si spulciavano alberi genealogici, si ricostruivano viaggi, si lanciava la fantasia sui sentieri delle più sfrenate congetture- e un Genovese fra gli antenati più o meno recenti si finiva sempre per trovarlo. E non vi dico quanto dovette penare mia mamma per spiegarle che Paul Anck, quello di Daiana, non era un nostro concittadino, al sempre più fievole grido di  'Si chiama Paul- Anka, mamma, non Palanca'..)
Di conseguenza, quando ero bambina, sapevo a memoria l'Inno di Mameli. Solo la prima strofa, ma in due versioni, quella "lenta" e quella "veloce", che cantavamo con lo stesso divertimento con cui si intonavano le canzonette di allora, interrogandoci sull'oggetto misterioso dell'elmo di Scipio e immaginandoci la schiava di Roma con la tunica bianca e le catene ai piedi. Ma lo conoscevamo tutti- e tanto bastava. 
Dopodichè, sono andata a scuola: e lì ho fatto il primo incontro tutto maiuscolo della mia vita, che nella fattispecie prese le sembianze di una virago dai capelli cotonati, gli occhi bistrati, le vestagliette coi falpalà e le scarpe con la zeppa, che altrove sarebbe stata chiamata in vari altri modi più coloriti,  ma che da noi si chiamava "signora maestra". 
Prima o poi ve li racconterò, i miei cinque anni di elementari con questa donna straordinaria dietro la cattedra, che in una piccola scuola di paese, dove fino a una manciata di ani prima c'erano le classi multiple e il dialetto era la lingua madre, spiegava Shakespeare ed Edgar Lee Master, leggeva Boccaccio e Manzoni e ci spacciava come "ginnastica mentale" i primi rudimenti di algebra. Per ora mi limito a dirvi che, fra le mille peculiarità che la rendevano così diversa dal resto del mondo, c'era anche il fatto che fosse una tenace e fervente nostalgica, negli anni in cui la scuola parlava un unico linguaggio, quello della riforma, del rinnovamento, della democraticità dei ruoli. Tutte proposte che da lei vennero non tanto avversate, quanto drasticamente, implacabilmente, profondamente ignorate. 
I compagni delle altre classi davano del tu alla loro maestra? Noi varcavamo la soglia e salutavamo la nostra con "buongiorno, riverisco". Tutti gli altri sperimentavano i primi laboratori di musica, suonando strumenti e cantando canzonette? Noi eravamo gli antesignani del Karaoke, con la base del Va Pensiero su un vecchio magnetofono Geloso- e tutta la classe ad intonare "Arpa d'Or". Il Preside cedeva alle nuove istanze del Vaticano Secondo, invitando il nostro giovane (e amatissimo) viceparroco a raccontare il Vangelo ai bambini? Lei sbarrava le porte, e ci raccontava le storie della Bibbia e del suo Dio, giusto e severo.
Neanche a dirlo, parlava di Patria. E lo faceva nell'unico modo che le era proprio: commuovendosi e facendoti commuovere, e partendo da pagine di storia vera e vissuta. In quinta elementare, eravamo intimi di Pietro Maroncelli e Silvio Pellico, elencavamo le ferite di Enrico Toti, sapevamo tutti i nomi dei Fratelli Bandiera e, naturalmente, avevamo imparato l'inno d'Italia. Per intero, questa volta, e pure con qualche spiegazione, quante fossero sufficienti perchè una classe di bambini sgarrupati come eravamo noi a quei tempi potesse urlare "sì" con la mano sul petto e lo sguardo fiero. 
Il resto, è la storia che ho sintetizzato più sopra e che ormai, se siete lettori assidui di questo blog, dovreste conoscere a memoria. Mi sento un'italiana a disagio e tanto insorgo quando sento critiche al popolo di cui faccio parte, quanto mi lecco le ferite in silenzio, appena medito in rigorosa solitudine sulle nostre miserie. 
Epperò, ci son dei momenti in cui questo sopito orgoglio italico salta fuori- e lo fa liberandosi da tutti i pesi che questi quarant'anni mi hanno messo sul cuore, recuperando la forza e la purezza di quando ero bambina e ancora pensavo ad una Patria perfetta, così  come lo erano la mia mamma e il mio papà di allora. Succede quando vedo quei campioni di arroganza dei calciatori della nostra nazionale (volutamente minuscolo) che farfugliano l'inno davanti alle telecamere, per esempio; ed  è successo ieri quando ho letto che la Commissione Cultura della Camera ha approvato un emendamento che prevede che gli alunni delle scuole altoatesine non debbano nè imparare l'inno di Mameli nè tantomeno studiare il Risorgimento, visto che la loro storia è tutta diversa dalla nostra.
Il che, alle mie orecchie, risuona nell'unico modo possibile- vale a dire come l'ultimo atto di una rinuncia a formare una coscienza nazionale degna di questo nome.
Non entro nel merito di nulla: nè delle ragioni della crescente disaffezione degli Altoatesini verso lo Stato italiano, nè delle pecchè, che so essere numerose, di cui il nostro Stato si è reso responsabile sotto l'aspetto di una integrazione piena e consapevole. E mi trattengo anche dall'invocare quell'atto di coerenza con cui ieri, sull'impulso del momento, ho chiesto che assieme all'inno e ad un pezzo di storia si rifiutino, coerentemente, anche tutti i contributi supplementari di cui alcune regioni godono, rispetto alle altre, in forza di uno "statuto speciale" che oggi si riduce solo ad avere di più e di meglio, senza altra motivazione storicamente fondata e politcamente ragionevole (e l'Alto Adige è fra queste).
Mi limiti solo a dire che mi dispiace.
Mi dispiace, per uno Stato che perde ogni occasione per farci crescere come Italiani; mi dispiace per un popolo che non ha accettato il corso della storia e che continua a percepire l'Italia come una matrgina, da disprezzare, ancor prima che da odiare; e mi dispiace, infine, per aver rinuciato, per l'ennesima volta, a far passare ogni tentativo di persuasione attraverso il solo, vero, grande strumento di cui noi Italiani dovremmo andar fieri e che invece calpestiamo ogni giorno, con un'indifferenza che indigna, ancor più del disprezzo di cui sopra: sto parlando di quel patrimonio immenso che va sotto il nome di cultura italiana, che dovrebbe essere la vera risorsa per ricucire gli strappi e ripartire. E' questa la rinuncia che a me fa più male: perchè ha il sapore di un'abdicazione e il restrogusto rancido dell'ignoranza, quasi che, dietro all'approvazione di questo emendamento, non ci sia nulla di quanto ufficialmente dichiarato, ma solo il vuoto, desolante e scellerato, di chi poco o nulla conosce del nostro passato. E che quindi lo svende per poco, calpestando la memoria di chi ha davvero dato la vita per certi ideali- e mettendo sempre più a rischio la nostra identità: di Italiani, di cittadini del mondo, di persone.
Posso dirlo o no, che mi dispiace?



SPEGHETTI AL SUGO PICCANTE
 DI ACCIUGHE OLIVE E CAPPERI

spaghetti al sugo di acciughe, olive e capperi

E all'italico grido del "se famo du spaghi", il sugo più veloce del West

per 4 persone
salsa di pomodoro (più buona è, meglio riesce)
1 spicchio d'aglio
una manciata di capperi dissalati
una manciata di olive verdi snocciolate
due acciughe dissalate
peperoncino
prezzemolo
olio EVO

320 g di spaghetti

Portare a bollore l'acqua per gli spaghetti, salatela e buttate la pasta.

In padella, fate imbiondire l'aglio in poco olio EVO. Aggiungete la salsa di pomodoro, salate pochissimo e fate sobbollire, a fuoco basso e a recipiente coperto, per pochi minuti. 
Nel frattempo, tritate capperi, olive, acciughe,  parte del prezzeomo prezzemolo e peperoncino e aggiungetelo al sugo. Assaggiate e, se il caso, aggiustate di sale. 

Scolate gli spaghetti al dente, tenendo da parte un mestolo di acqua di cottura. Versateli nella padella del sugo, a fiamma media, e fateli saltare per pochi secondi, in modo da condirli bene. Se la salsa dovesse risultare troppo densa, usate un po' di acqua di cottura della pasta per diluirla. Togliere l'aglio e servire, con un'abbondante spolverata di prezzemolo tritato.

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Pellegrina 06/13/2012 14:49

Geniale questa cosa dei verbi.

Raffaella 06/12/2012 14:57

Hai ragione. Grazie, per tutto ciò che hai detto, ma più di tutto, per aver detto che ti dispiace.

E questo primo piatto è veramente meraviglioso. :*

Chiara Picoco 06/11/2012 19:45

Non preoccuparti per la creatura, secondo me, visto il suo acume e il suo interesse per molte altre cose, avrà modo di riprendere il discorso quando le cose non saranno solo un obbligo. Io ho fatto così e mi sento fortunata. Ma il book club? I 1000 pensieri di queste settimane hanno fatto distogliere la mia attenzione anche dalla lettura, Eco va a rilento, ma stavolta sono più avanti delle altre 3 volte che ho provato a superare l'ostacolo delle 100 pagine :-P

Manu 06/09/2012 16:30

GRAZIE con AFFETTO
e buona domenica

Manu

Alessandra Gennaro 06/09/2012 07:15

a me constava una situazione di squilibrio, a danno dei madrelingua italiani, ma non avendo dati certi a disposizione non ho sollevato la questione. Tu me la confermi e da Italiana non posso che essere ulteriormente dispiaciuta.
Nello stesso tempo, ti ringrazio per aver sintetizzato così bene il pensiero mio e quello di tutti gli amici che sono intervenuti: proviamo a scremare il passato, a tenere solo le questioni davvero importanti e a confrontarle con altre, altrettanto importanti, che mettono al centro il senso di appartenenza ad uno Stato che è di tutti- e cerchiamo di ripartire da qui. Utopia? Nì: perchè finora, come dici tu, si sono assecondate correnti, solo per coltivare il proprio orticello. Proviamo a sentirci tutti proprietari dello stesso orto e ugualmente chiamati a ritagliarci un nostro spazio e un nostro ruolo, fatto di diritti e di doveri, all'interno di esso. Non dico che ci si possa riuscire: ma non è attraverso la rinuncia alla conoscenza della Storia che si otterrà qualcosa: e certe concessioni sembreranno sempre e solo privilegi ingiusti e sbagliati.

Grazie a tutti, grandissima discussione :-)

Alessandra Gennaro 06/09/2012 07:06

manu, grazie per aver trovato il tempo per noi. E grazie per questo post, che è la risposta più "scalda-cuore" di tutti. Come sempre, torniamo al cittadino comune- e impariamo a mettere la centro quello. Sarebbe una bella ripartenza, anche da qui...
Grazie ancora!

Alessandra Gennaro 06/09/2012 07:04

e giova ai ricchi, Mapi.
Perchè negli USA, le scuole private non sono i diplomifici, come gran parte delle scuole qui da noi- ma le scuole migliori.
D'altronde, guarda da noi: vuoi imparare le lingue? pagati l'International School.
altrimenti, alla scuola italiana, non impari nulla, anzi: da quando c'è il bilinguismo, impari ancora meno. Le graduatorie di Francese,a Genova, son ferme da anni: mia figlia ha cambiato 3 insegnanti in 3 anni, su un orario che, prima del bilinguismo, prevedeva 5 ore di una lingua, dopo, nel prevede 3 per la prima e 2 per la seconda.

Carola sa perfettamente l'inglese anche grazie a quel campione di insegnante che ha incontrato alle Medie- l'unica che l'abbia capita, nella scuola dell'obbligo. E, difatti, l'unica che l'abbia fatta studiare.
Ma se non avesse avuto lei, avremmo dovuto mandarla a lezione, da subito: perchè non puoi immaginare di crescere un figlio senza una seconda lingua fluente, al giorno d'oggi. Ma noi possiamo permettercelo: culturalmente ed economicamente.

Ma quelli che non possono, cosa cavolo devono fare? Forse che non pagano le tasse come tutti gli altri, e i loro figli non hanno come tutti gli altri il diritto di imparare e di avere le stesse opportunità per inserirsi nel mondo del lavoro?
ci faccio un altro post, davvero...:-)

Alessandra Gennaro 06/09/2012 06:54

Chiara, aspettavo la voce di un giovane... e mi commuovo anch'io. Perchè in 17 anni di scuola, ho visto alunni commuoversi su Foscolo e su Dante, mettere via gli spiccioli per comprarsi Il buio Oltre la Siepe, discutere con veemenza di libertà sul disocrso di Vercingetorige ai Galli - e tutto quando di loro si diceva che erano senza ideali, senza senso del sacrificio e quindi senza futuro.
E' il rimpianto per le occasioni mancate, quello che fa male. lo vivo oggi da madre di una figlia che glissa fra i libri di sucola come una slalomista e e che prevedo piangerà calde lacrime, fra qualche anno.
Ma il problema più serio, quello che non si vuole capire, è che queste sono ferite inferte al popolo tutto- e ai valori fondativi della nostra democrazia: perchè l'istruzione pubblica deve essere la migliore possibile, proprio perchè è pubblica e quindi rivolta a tutti, ricchi e soprattutto poveri. Ma qui ci facciamo un altro post...

Alessandra Gennaro 06/09/2012 06:48

Grazie!

Alessandra Gennaro 06/09/2012 06:47

Grazie a te per la risposta, alessandra- ed è un grazie che viene sia dal cuore di una madre, che da quello di un'insegnante che dalla scuola italiana se ne è dovuta andare, perchè colpevole della colpa più grave. Voler fare il proprio dovere, dietro la cattedra.

ho avuto alunni motivatissmi. Studiavano l'Inferno a memoria- e scrivevano i versi con le virgole al posto giusto. Sapevano le date, in Storia. E facevano i saggi di verbi, in latino e in greco, tutte le mattine, 5 minuti- e ogni tre prove, si cancella il voto peggiore e si fa media con gli altri due. Alla fine, non erano (solo) preparatissimi: erano felici di studiare. E io, felice di insegnare.
Fin quando i colleghi hanno deciso che non potevano tollerare oltre, una situazione del genere, e mi si son messi per traverso. Ma perchè spieghi l'Ottocento, che la maturità è sul Novecento? ma a cosa serve caricarli di compiti inutili, che hanno diritto al loro tempo libero? Ma fai studiare a memoria? allora sei fascista.

Ci ho messo 17 anni, a capire che non ce l'avrei potuta fare: e che nella mia spina dorsale c'era molto ma molto più midollo che in quella dei oclleghi che muovevano queste critiche. E che tanto valeva investirlo altrove.

E poi, è toccato a mia figlia. Uno scempio. anche perchè stavolta ero sintetizzata sul doppio binario, quello degli insegnanti e quello dei genitori. E su questo fronte, ho visto e sentito cose che voi umani etc etc.

Insomma, siamo messi malissimo. e ci vorrebbe davvero un governo illuminato, che decidesse che il suo compito non è solo quello di vessare i cittadini, meglio se contribuenti e onesti, ma anche e soprattutto quello di formarli. e lo facesse dando loro gli strumenti e imponendo ai suoi insegnanti di applicarli. Uso coscientemente il verbo imporre, perchè gli insegnanti sono dipendenti dello Stato, con dei compiti da svolgere, fra cui rientrano anche i "programmi". Che vanno svolti, dall'inizio alla fine. Anche perchè il modo più efficace per insegnare è dare l'esempio: e che esempio dò, a dei futuri lavoratori, se io, che sono pagato dallo Stato per formare questi ragazzi a diventare cittadini, faccio il mio dovere poco e male? quindi, non capisco le alzate di scudi della categoria, quando li si critica o si parla di selezioni o di valutazioni. In Europa le fanno, per esempio- e nessuno si indigna. Perchè da noi sì?

Alessandra Gennaro 06/09/2012 06:28

per la discussione sul'Alto Adige rimando ai contributi di Manu, che è Trentina, abita in quella Regione e che, con la pacatezza che le è consueta, tratteggia un quadro dall'interno, con informazioni di prima mano e "vissute".

Per quanto riguarda il riferimento allo studente, sarà uno degli argomenti dei prossimi post :-)) e ne parliamo lì, contraltari compresi :-)) grazie comunque per averlo sollevato (ps anch'io son stata sorpresa dalla coincidenza :-)))

Alessandra Gennaro 06/09/2012 06:24

La prendo alla lontana. Quello che non ho detto dalle mia maestra, è che era Romana. In un paesino dove davvero vigeva ancora il bilingusimo- e la madre lingua era in Genovese. Nella sua infinita nostalgia, c'era anche la llontanaza da casa, che la portava a fare le lezioni tutte incentrate sulla sua città. E' per questo che mia nonna, in casa, "pompava" dall'altra parte: ma se guardiamo, anche i riferimenti a Genova per Mazzini si limitano a un "nato a". E preferisco non dire che Mameli è stato fatto conoscere veramente solo lo scorso anno, da un comico, durante una manifestazione di canzonette.

In compenso, mia figlia non ha studiato nemmeno questo, perchè "dobbbiamo privilegiare il Novecento". Sacrosanto, per carità. Ma è come dire che non facciamo il resto del palazzo e dopo le fondamenta mettiamo il tetto. Ma continuiamo a dire che quello è un palazzo ed è così che bisogna farlo.

E ricordo ancora che quando ho preparato il concorso per insegnare storia, nel 2000, il Risorgimento non era fra gli argomenti su cui puntare, "perchè intanto non lo chiedono". E i testi su cui preparavo l'orale iniziavano tutti con "la Critica storica ha ridmensionato molto la portata di un evento enfatizzato dalla propaganda politica precedente etc etc". Vado avanti, o sarà meglio che mi fermi qui?

Manu 06/09/2012 00:44

Cara Alessandra,
permettimi ancora due righe
ho letto tutta la discussione e concordo pienamente con i tuoi vari interventi, giustissimi anche i contributi che spiegano la nascita del risentimento altoatesino, ma forse bisognerebbe veramente guardare avanti la storia è importante e non va dimenticata, ma non deve essere sempre una scusa per non superare i motivi di conflitto ............ sbagli ci sono stati da entrambe le parti e ognuno dovrebbe esserne consapevole ...........
ammetto che noi trentini non amiamo studiare il tedesco, (mio cognato lavora all'azienda elettrica di Bolzano con patentino) però i posti pubblici sono divisi percentualmente tra madre lingua tedesca e madre lingua italiana e se ci sono posti liberi di madre lingua tedesca non possono essere coperti da persone di madre lingua italiana nemmeno se in possesso di patentino (poi ci sarebbe tutto un discorso sugli esami per il patentino .......)

Ciao e scusa
ma hai aperto una bellissima discussione
Grazie Manu

Manu 06/09/2012 00:06

Ciao cara
ho letto solo adesso questo tuo post e devo dire che cado proprio dalle nuvole, non ne sapevo niente ma ormai non mi meraviglia più niente dei nostri "parenti vicini"
Non mi meraviglia che abbiano fatto questa proposta, ma invece mi sconcerta molto che sia stata approvata o forse mi sconcerta poco se penso che a qualcuno faranno comodo i voti dell'Alto Adige
Trentini ed altoatesini da questo punto di vista sono molto diversi con discussioni veramente infinite dovute al bilinguismo, però direi che anche in Alto Adige la politica si sta allontanando dal cittadino comune, che patriottico lo è basta solo pensare al tripudio di tricolore che appena un mese fa ha accolto l'adunata nazionale degli alpini a Bolzano facendo ingoiare il rospo alla classe politica.
Trento, italianissima e anzi sempre più multietnica, cerca da sempre un equilibrio di convivenza con i mille volti del Trentino-Alto Adige
Problemi che non dovrebbero esserci/nascere se vogliamo tutti essere cittadini del mondo

Grazie per il tuo puntuale contributo, che ci permette sempre di riflettere sulle nostre storture/anomalie

un abbraccio
Manu

Barbara 06/08/2012 20:05

Sono d'accordo con te, Pellegrina.

Alessandra Gennaro 06/08/2012 19:47

Verissimo. mi piace l'argomento- ma devo andare a cena fuori. Torno dopo e vado avanti! grazie!

Alessandra Gennaro 06/08/2012 19:46

Prego.
ti assicuro che era sincera. Ed è la percezione che abbiamo qui, noi, del vostro modo di chiedere l'indipendenza. sarà che le buone maniere della Lega :-) le abbiamo sotto gli occhi, sarà che l'approccio degli Altoatesini ci riesce difficile da comprendere, sarà anche per quell'isola di Carloforte che è un ponte culturale fra Genova e la Sardegna, ma noi troviamo tutto molto "ragionevole".
Più che altro, noi non percepiamo nessuna forma di ostilità nei confronti dell'Italia e degli Italiani: perseguite un vostro progetto, ma non lo fate in modo razzista (ecco: l'ho detto). Ed è questo che rende possibile un confronto ed anche una comprensione di certe istanze.

Alessandra Gennaro 06/08/2012 17:47

mai mangiata. Sempre fiumi di birra e rutto libero :-)

Alessandra Gennaro 06/08/2012 17:47

honny soit qui mal y pense. Ma, come diceva il divo Giulio :-) a pensar male si fa peccato... ma ci si azzecca sempre...

Pellegrina 06/08/2012 17:39

@Ale, ieri ero in una libreria in un quartiere pieno di locali e è entrato un signore sopra i cinquanta, professione restauratore, che conosceva un po' il proprietario, per chiedere se ci fossero posti dove offrirsi come cameriere. Sentito con le mie orecchie, prima mano. Io l'ho fatto il cameriere, al nero, dopo la laurea, quando ero disoccupata, piuttosto che restare in casa. Mi pagavano con le mance, che non toccavano a me, anche se io avevo servito al tavolo. Così non dovevano far figurare nessun movimento di denaro in uscita e quindi nessun personale. Denunciare, significava perdere il posto, nel caso migliore. Non potevo.
A Tolosa ho incontrato in un ristorante una sommelier barmaid innamorata del suo mestiere, che aveva lavorato per anni in nero forzato in Italia, anche per certi noti pluristellati toscani. Mai un contratto. Era scappata e superata l'iniziale diffidenza che i Francesi ti riservano finché non gli mostri quel che vali e come lavori, guadagnava tre volte quel che prendeva in Italia, in un ristorante bello ma non blasonatissimo come il precedente, più contributi, ferie, malattia e il resto, perfettamente in regola dal primo giorno.
Il disoccupato-tipo incontrato così a fagiolo dal ministro, ha tanti ma tanti contraltari.

Barbara 06/08/2012 17:33

Alessandra, almeno tu puoi andare a fare benzina in Piemonte. Io dove vado quando i prezzi aumentano? Prendo un canotto e vado a Tunisi o Barcellona? Scherzo ovviamente ;) La verità è che non conosco la situazione ligure ma da quello che scrivi capisco che ogni territorio italiano ha gravi problemi legati a un malgoverno dell'Italia tutta. Sono italiana ma l'Italia mi fa arrabbiare, e credo che pur essendo una terra meravigliosa, sia anche la peggior cosa che sia capitata agli italiani. Solo che la colpa è nostra, mi sa, visto che questo Paese l'abbiamo fatta noi!

Non so quanto noi sardi possiamo essere un esempio di integrazione, davvero. Noi abbiamo una cultura così tanto diversa dal resto del Mediterraneo che forse è stato normale preservarla, almeno in parte, aiutati dall'isolamento geografico. Ed è questa stessa diversità che ci allontana dall'Italia.
I sardi di oggi devono in parte la loro identità culturale all'Italia, questa è una cosa che a mio parere non può e non deve essere negata. Qui c'è chi non si sente italiano, lo so, e vorrebbe per questo che l'isola diventasse indipendente. Io non credo sia una ragione accettabile. Potrei accettare che la Sardegna uscisse dalla sfera d'influenza italiana diventando mediterranea se riuscissero a dimostrarmi che questo le farebbe superare la crisi economica. Continuerei a sentirmi sia sarda che italiana, questo non cambierebbe. Cambierebbe per i futuri sardi, indubbiamente. Qui si guarda molto alla Scozia e alla Catalogna, ma per adesso i nostri politici indipendentisti non sono convincenti. Credo comunque che per proiettare la Sardegna nel Mediterraneo non sia necessario separarla dal continente con la scusa (che non regge) che noi sardi non siamo italiani.

Hai scritto una cosa molto carina sulla Sardegna, grazie :)

Pellegrina 06/08/2012 17:30

Silvia è vero che le ferite sono state profonde da ambo le parti: i Trentini non è che fossero proprio entusiasti degli ultimi quattro secoli passati sotto la dominazione alto-atesina sperimentando gli stessi problemi toccati dopo l'unificazione per gli alto-atesini, compreso quello della rappresentanza. Era proprio uno di quei casi in cui una civile separazione sopra Trento sarebbe stata la cosa migliore... il nazionalismo irredentista ha fatto un gran danno e il fascismo con l'italianizzazione di Bolzano anche peggio, rendendo impossibile una separazione futura. Ciò posto, malgrado la indubbia civiltà rispetto al troppa parte del resto d'Italia, per me andare in Alto Adige è sempre stata un'esperienza sgradevolissima - e adoro i montanari, i monti e il Trentino, anch'esso civile e dove mi son sempre trovata trattata in modo corretto (magari non a Campiglio, ma certi posti sempre meglio non frequentarli, ovunque siano).

Pellegrina 06/08/2012 17:14

In effetti sì, era così. Io la Sardegna, dopo le guerre puniche, la sentivo nominare a scuola perché il re del Piemonte l'aveva presa in cambio della Sicilia. Millenni, quasi, di silenzio. Il centralismo dello stato italiano ha fatto anche di questi danni - e la stessa cosa avveniva negli altri stati nazionalisti europei dell'Ottocento. O sotto il colonialismo, quando gli Africani dovevano studiare il famoso "I nostri antenati, i Galli...". Ma non studiare oggi la storia d'Italia in Alto Adige significa precludersi la comprensione del presente oltre che del passato, rinchiudersi nel localismo, ed è miope. Se mai andrebbe integrata con altro.

Pellegrina 06/08/2012 17:08

Mai mangiata choucroute con grasso d'oca e champagne? beh, ecco un perché...

Pellegrina 06/08/2012 17:05

Stefania, sarà che sono una trentinofila sfegatata, ma data anche la storia pregressa, sottoscrivo senza riserve!!!

Barbara 06/08/2012 17:02

Silvia, tu scrivi questo: [Nel 1920 solo il 3/5% della popolazione parlava italiano - Dal Kaiser sono passati direttamente sotto il fascismo che ha attuato una feroce politica di italianizzazione che prevedeva l'obbligo di non parlare più il tedesco o meglio il loro dialetto, il cambio di nome a strade e paesi e a volte anche sulle tombe. Non è come in Sardegna che comunque a scuola si studiava l'italiano].

Io non ho paragonato le due situazioni, la sarda e l'alto-atesina, perché penso che siano uguali, ma perché credo abbiano dei punti in comune che possono far capire quale disagio ci sia dietro certi avvenimenti storici. Il fatto che in Sardegna si studiasse già l'italiano nelle scuole non significa che la cosa fosse ben accetta, e sopratutto che i sardi parlassero italiano. Non te lo dico per polemizzare, ma per farti capire. Anche oggi si insegna l'italiano a scuola in Sardegna, eppure molti sardi non parlano bene questa lingua. Qui sussiste un bilinguismo con diglossia che rende le cose difficilissime. Da una parte abbiamo una lingua informale che funziona in un certo modo (il sardo con i suoi dialetti), e dall'altra una formale (l'italiano) che funziona in un altro. Il sardo è molto radicato (magari non troppo a Cagliari, ma nel resto dell'isola sì) e l'italiano fatica a farsi spazio, oggi (quasi) come ieri. Tant'è che qui si parla un "italiano di Sardegna" diverso dall'italiano standard delle scuole. Se ti è capitato di fare un salto sull'isola ti sarai resa conto che molti sardi parlano in maniera strana, sembrano quasi stranieri che tentano di parlare una lingua non loro, con costruzioni sbagliate, parole errate etc. E la Sardegna ha ancora oggi una percentuale di abbandono scolastico doppia rispetto alla media europea, molto probabilmente legata in parte ad una scarsa capacità di comprensione della lingua ufficiale! Noi con questo bilinguismo ci stiamo combattendo da sempre anche se la questione linguistica continua ad essere negata. La italianizzazione feroce l'abbiamo subita pure noi, e come vedi ancora ci portiamo dietro dei problemi a essa legati.

Pellegrina 06/08/2012 17:00

Beh, è un dubbio che viene e anche l'idea che una ragione - di scambio? e quale potrebbe essere? - dovrebbe esserci, come spesso in politica. E' una decisione che sa davvero troppo di lobby.

๓คקเ ☆ 06/08/2012 12:17

Incornicio le ultime frasi che scrivi, perché parlano della vera ragione di tutto ciò: L'IGNORANZA.

Tu hai avuto la fortuna di crescere in una famiglia appassionata di storia e di cultura; hai avuto la fortuna di avere una maestra colta e che conosceva il suo mestiere. Ma che cosa è successo nel frattempo? Si è parlato di 6 politico (e lo si è largamente praticato quando noi eravamo adolescenti, almeno in certe scuole), hanno livellato verso il basso le conoscenze da trasmettere agli studenti, hanno ridotto i programmi; al liceo io avevo dei professori ex sessantottini che si rifiutavano di insegnarci determinate cose (es. in filosofia non ci hanno fatto fare Sant'Agostino e San Tommaso D'Aquino) perché le ritenevano inutili e superflue... e potrei continuare.
Hanno tirato su generazioni di persone ignoranti le quali a loro volta hanno cominciato a insegnare e ad ogni generazione diminuiscono le cose che si sanno e aumenta l'ignoranza del nostro popolo.

La mia domanda a questo punto è una e una sola: a chi giova tutto ciò? Cui prodest?

Giova al potere: un popolo ignorante è più facile da tenere a bada e da manipolare. Lo si vede anche dalle catene di sant'Antonio e dalle false notizie che circolano in rete: nessuno più si cura di verificare i fatti, era scritto su internet e quindi è vero.

I nostri politici questo lo sanno e ci marciano alla grande, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti e con scaricabarile sempre più improbabili che cercano solo capri espiatori su cui gettare fango e contro cui aizzare un popolo bue che segue asininamente senza farsi la benché minima domanda.

E poi ci stupiamo che c'è crisi: se va in crisi l'identità del singolo, non stupisce che vada in crisi anche il resto della vita, economia inclusa.

Scusa per il fervorino... :-)

Chiara Picoco 06/08/2012 06:46

Cavoli, io leggo ciò che scrivi e mi emoziono e penso al fatto che io sono andata a scuola e di storia italiana non mi hanno insegnato quasi niente e quel poco che so lo so perchè mia mamma e i suoi fratelli mi hanno raccontato aneddoti della loro infanzia o perchè ad un certo punto ho deciso di leggere Pavese, Primo Levi... Mi manca questa cosa e invidio da matti chi conosce la storia del nostro paese ed è consapevole di ciò che dice quando si alza in piedi con la mano sul petto

lasagnapazza 06/08/2012 00:11

Forse come al solito sarò di poche parole...conosco bene il problema. vivo in una terra di confine. Grande Alessandra. il discorso sull' inno è stato perfetto.